| Il concetto principale
su cui si basa la possibilità dei lavoratori dell'Unione Europea
di accedere all'occupazione nell'ambito degli Sati membri è
il diritto alla parità di trattamento rispetto ai cittadini
dei vari stati. Questo diritto è stato tutelato nei trattati
fin dai primi giorni di vita della Comunità Economica Europea.
Ogni lavoratore appartenente all'Unione Europea, pertanto, ha il diritto
di intraprendere un'attività subordinata in qualsiasi stato
membro, a prescindere dal luogo di residenza, alle stesse condizioni
valide per i cittadini dello stato in oggetto.
Il principio fondamentale di parità di trattamento e dell'abolizione
della discriminazione in base alla nazionalità è valido
inoltre per quanto riguarda l'occupazione nel settore pubblico,
vale a dire nelle imprese pubbliche (società commerciali,
di telecomunicazioni, di trasporti pubblici), istituzioni ed enti
governativi (università e college, ospedali pubblici, istituti
di ricerca), nonché nel settore dell'amministrazione pubblica
e civile.
Gli Stati membri, tuttavia, hanno la facoltà di riservare
determinati incarichi unicamente ai propri cittadini. Questo principio
vale solo in riferimento a quelle attività nel settore dell'amministrazione
pubblica che sono collegate all'esercizio di poteri sovrani e che
prevedono la responsabilità della tutela di affari generali
di stato o di autorità territoriali, in particolare piccole
unità amministrative come le autorità comunali e simili.
La libertà di discrezione degli Stati membri di riservare
incarichi ai propri cittadini è stata ridotta nel corso degli
anni ed è ancora in fase di restrizione.
In linea di principio, si presume che in molti settori di occupazione
non vi sia in genere una normativa che regola la partecipazione
dei lavoratori all'esercizio di poteri pubblici e questi ultimi
devono quindi essere liberamente accessibili a tutti i cittadini
dell'UE senza discriminazione; tra essi vi sono:
- impiego nelle imprese e nelle strutture pubbliche che svolgono
attività commerciali, come telecomunicazioni e trasporti
pubblici;
- impiego nel servizio sanitario;
- impiego nel settore dell'istruzione;
- impiego nella ricerca civile.
Il diritto di libera circolazione e il diritto associato di esercitare
la propria professione ovunque nell'ambito dell'UE non implica la
totale assenza di restrizioni. Gli Stati membri potrebbero non richiedere
un permesso di lavoro, ma possono richiedere, e in genere questo
avviene, una carta di soggiorno. È l'acquisizione di un lavoro
che conferisce il diritto ad una carta di soggiorno. Ad eccezione
dei familiari dipendenti, chi non è inserito nel mercato
del lavoro non gode del diritto di residenza , a meno che non si
tratti di persone che abbiano già lavorato nel paese e godano
quindi di diritti di pensionamento nello stesso.
Chi cerca lavoro ha diritto di residenza per un periodo temporaneo,
in genere di tre mesi, durante la ricerca, ma dipenderà da
ogni singola persona non pesare sulla spesa pubblica. Qualsiasi
Stato membro può anche respingere la richiesta di ingresso
sulla base di motivazioni sanitarie, di ordine pubblico o di sicurezza.
Le norme dell'UE non obbligano gli Stati membri a riconoscere le
coppie non sposate. Alcuni stati lo fanno, mentre altri no. Tuttavia,
vige il principio di parità di trattamento, per cui uno Stato
membro deve concedere alle coppie non sposate emigranti nell'UE
gli stessi diritti concessi ai propri cittadini. In uno stato in
cui solo il matrimonio è legalmente riconosciuto, il partner
non sposato deve, se non occupato, dimostrare di possedere le risorse
e l'assicurazione sociale necessarie per poter ottenere la residenza.
Se il partner non sposato non è cittadino dell'UE, potrà
usufruire dei diritti solo se la convivenza è legalmente
riconosciuta.
Anche il diritto di esercitare la propria professione presenta
dei limiti, in quanto occorre essere qualificati per svolgere un
determinato lavoro, come accade per i cittadini del paese in cui
si desidera lavorare. Ciò significa che le proprie qualifiche
devono essere considerate equivalenti a quelle del paese ospitante,
argomento abbastanza complesso che verrà trattato nel Capitolo
4 della presente guida.
I datori di lavoro possono imporre validi requisiti che favoriscono
gli abitanti locali e non è illegale richiedere una competenza
linguistica o una conoscenza locale specifica qualora sia necessaria.
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